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Olio combustibile
L’olio combustibile si ottiene facendo subire al residuo atmosferico un trattamento di cracking termico all’impianto di visbreaking, che provoca la “rottura” delle molecole di idrocarburi a catena lunga in molecole con meno atomi di carbonio. Il visbreaker converte circa il 25% del residuo in prodotti più leggeri che poi vengono utilizzati nel blending di benzine e gasoli, mentre il restante 75% è appunto olio combustibile.
Gli oli combustibili sono principalmente utilizzati per la produzione di energia termica attraverso la combustione in forni e caldaie industriali, energia che può essere trasformata in energia elettrica (centrali termoelettriche) o utilizzata per altri scopi industriali.
Altri usi sono: combustibile per navi di grosse dimensioni (bunker fuel) e, anche se in misura sempre minore, per riscaldamento domestico.
Le caratteristiche chimico-fisiche più importanti, che classificano la migliore o peggiore qualità dell’olio, sono il potere calorifico, la viscosità e il contenuto di zolfo e di metalli pesanti.
Attualmente vengono prodotti presso la raffineria di Cremona quattro tipi di olio combustibile con differenti contenuti di zolfo:
1) olio combustibile 0,23% max destinato essenzialmente alle centrali termoelettriche
2) olio combustibile 0,30% max 12/13 Engler (misura di viscosità), destinato principalmente ad uso riscaldamento
3) olio combustibile 0,35% max: utilizzato da centrali termoelettriche e da altre industrie (p.es. vetrerie)
4) olio combustibile 1% max: utilizzato da altri tipi di industrie come cementerie o come fonte di produzione di energia all’interno di grossi impianti industriali.
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